PROGETTO C.A.M

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C.A.M. (CONFRONTO DI ABILITA’ MARZIALE)

Il Confronto di abilità marziale è un modo di provare la propria abilità senza il peso psicologico e stressante che di solito caratterizza una competizione. Si tratta, infatti, di mettere da parte il concetto puramente agonistico il cui scopo è primeggiare, e di affrontare con onestà e senza eccessivi coinvolgimenti emotivi il confronto con l’altro che diventa così il giusto input per comprendere meglio la propria abilità e quindi se stesso.

Per meglio considerare e sviluppare questa qualità(abilità) è necessario imparare a dirigere le proprie energie e la propria concentrazione in modo assolutamente distaccato e privo di coinvolgimento emotivo che solitamente fa da padrone in situazioni di tensione. Come per esempio nella competizione marziale, in cui molte volte il cattivo atteggiamento e un giudizio non troppo corretto (perché siamo esseri umani), portano a sfociare in comportamenti del tutto inadeguati e fuori dalle regole che sono state poste e accettate.

Questo, però, non significa affrontare le varie prove con sorrisi, abbracci e carezze, tutt’altro. Lo spirito vivo, spiccato e intelligente di un’azione rapida ed efficace deve essere la colonna portante del confronto, perché è solo così che si riesce a verificare le proprie capacità.

Il metodo è abbastanza semplice quanto pratico.

Ci sono tre o quattro prove in cui confrontarsi e sono prove che coinvolgono in maniera progressiva le varie caratteristiche delle diverse arti marziali. Prove di lotta ed equilibrio, di tocchi rapidi e continuità e, considerando il giusto atteggiamento dei praticanti, può completarsi in un’azione totale potendo provare le proprie tecniche senza distruggere il contendente.

ABILITA’ SPIRITO e RISPETTO sono gli atteggiamenti fondamentali di questi incontri.

E di incontri si tratta e non di scontri, in quanto i due contendenti si considerano uno l’artefice delle azioni dell’altro.

Elemento importante che fa parte dell’atteggiamento di spirito è l’onestà di accettare anche la sconfitta, quando il compagno di fronte è stato più bravo, perché questo fa capire cosa c’è da migliorare magari comprendendo meglio la tecnica dell’altro.

Gli arbitri dei vari incontri sono i praticanti stessi che hanno il compito di controllare i vari confronti. Così a turno possono comprendere meglio le sensazioni di quando si è nella lotta e quando si è fuori.

Comunque considerando l’alto rispetto per l’altro e l’accettazione indiscutibile dell’altrui abilità, a volte i due si possono confrontare senza il compagno arbitro perché consci delle proprie azioni.

Non c’è niente da vincere, in quanto non ci sono premi, ma solo la voglia di capire e capirsi attraverso l’arte del combattimento puro e vero. Il confronto-combattimento diventa una pratica salutare per il proprio spirito, oltre che per il corpo, di sviluppo mentale per la conoscenza e la comprensione di qualcos’altro che a volte rifiutiamo o che ci viene insegnato a non considerare.

Per le prove più svariate che si affrontano, tutte le pratiche marziali possono confrontarsi senza distinzione di sesso o di età, tenendo presente che il rispetto è atteggiamento fondamentale per un proficuo confronto.

Con questi presupposti anche il combattimento con le armi può essere affrontato. Le armi adatte sono fatte con materiale plastico che non offendono neanche con colpi di punta. Il confronto avviene tenendo presente l’essenza dell’uso raffinato delle armi che si sintetizza in un colpo veloce e secco.

I partecipanti devono comunque indossare delle protezioni composte da: caschetto, guanti leggeri, gomitiere, ginocchiere, corpetto, parastinchi, conchiglia e paradenti. Tutte queste precauzioni possono essere usate in maniera arbitraria ma, considerando comunque che qualsiasi colpo può far male, è necessario evitare di pensare di essere dei super eroi e considerarsi dei praticanti efficienti ma soprattutto saggi.

Per quanto possa sembrare strano è un’esperienza particolare che porta a sviluppare coraggio e discernimento, va effettuato a periodi perché è una buona occasione per rilevare i risultati ottenuti; per gli agonisti può essere una buona preparazione per le eventuali competizioni oltre che a migliorare l’aspetto tecnico tattico.

In ogni caso quello che deve animare il praticante è la voglia di conoscersi attraverso gli altri, considerare con onestà i propri risultati e migliorare sempre di più il giusto atteggiamento di comprensione e armonia, insegnamento profondo nella conoscenza delle arti marziali il cui scopo è rompere l’ignoranza della violenza.

M° Franco Gervasio

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